CHIESA DEL GESU’

La Chiesa del Gesù risale agli inizi del 1600, edificata dai Padri Gesuiti giunti a Tropea nel 1594. L’edificio sorge sul sito dell’antica chiesa di “San Nicola della Cattolica” (VIII-IX sec.), Cattedrale di Tropea prima del Duomo attuale, ma di rito greco-ortodosso. Demoliti i resti dell’antica chiesa bizantina, fu costruita la chiesa come la vediamo oggi sul disegno della Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli (a croce greca, con cupola e volte a botte sulle braccia, che però non fu mai completata). La facciata è in stile barocco in sintonia con l’interno (1).

Vi abbiamo quattro lesene in rilievo sporgenti dalla parete facciale che reggono il timpano, al cui centro si apre un finestrone con lo stemma dei Padri Gesuiti “I.H.S”: Iesus Hominum Salvator(Gesù Salvatore degli uomini) (2).

In mezzo alle lesene vi abbiamo quattro nicchie terminanti a gusci di conchiglia, tipiche dello stile barocco, in cui vi abbiamo le statue in gesso dei maggiori Santi Dottori della Chiesa d’Occidente: Sant’Agostino, San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio e San Girolamo. L’ingresso è composto da una massiccia porta a cassone ornata di croci e rosoni in bronzo. Sopra l’altare maggiore troviamo la tela della “Circoncisione di Gesù” a lungo attribuita a Paolo De Matteis (1662-1728) (3).

Sui pennacchi, sulle lunette sotto la cupola e sulle pareti di fondo vi sono effigiate le virtù e scene bibliche a firma del pittore tropeano Giuseppe Grimaldi (1690-1748) (4). Sempre dello stesso autore abbiamo la grande tela de “La Natività” che si si ammira sopra il portone d’ingresso. L’opera è datata 1731 e occupa ben 38 metri quadrati della parete e raffigura al centro la Madonna col Bambino e intorno scene di vita campestre e pastorale. Sulla sinistra vi abbiamo l’autoritratto del Grimaldi mentre indica la Natività (5).

Entrando in chiesa, sulla sinistra troviamo il busto di Carlo Scattaretica (6) con l’epigrafe in cui viene riportata la sua donazione di 600 ducati nel 1676 per il rifacimento della chiesa e la Cappella di Sant’Alfonso Maria dei Liguori (1696-1787), fondatore della Congregazione dei Missionari Redentoristi. L’altare settecentesco è in tarsie marmoree, fu comprato a Messina dal P. Vito Michele Di Netta e dedicato al santo fondatore dei Redentoristi in occasione della sua canonizzazione nel 1839 (7-8).

Forse questi marmi appartenevano a chiese distrutte dal terremoto del 1783. A sinistra di questo altare spicca la tela di San Clemente Maria Hofbauer (1750-1820) e sulla destra il Patrono della Calabria, San Francesco di Paola (1416-1507). Prima questa cappella era dedicata a San Nicola. La cappella che si trova sulla destra è dedicata a San Gerardo Maiella (1726-1755). Questo altare è un’imitazione simmetrica in stucco dell’altare di Sant’Alfonso Maria dei Liguori (9-10).

In questa cappella vi abbiamo le statue della Madonna Addolorata e il Crocefisso, a cui originariamente la cappella era dedicata. Nella parete sinistra troviamo la tomba del Venerabile Servo di Dio P. Vito Michele Di Netta (1787-1849) (11). Avanzando verso il centro della chiesa, sulla sinistra troviamo l’altare di Sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), fondatore dell’Ordine dei Gesuiti. La tela, opera di Giuseppe Pascaletti (1699-1757), raffigura il santo mentre ha una visione di Gesù che gli dice: “A Roma ti sarò propizio”. Ai lati di questo altare si ammirano due tele di Giuseppe Grimaldi: quella di destra raffigura Sant’Ignazio mentre scrive gli esercizi spirituali dettati dalla Madonna (12), mentre quella sinistra rappresenta la morte del santo (13).

Sopra l’altare si ergono le statue in gesso di San Francesco Borgia (1510-1572) e San Francesco de Geronimo (1642-1716). Al centro di questo altare, in alto, la statua della Immacolata e sulla destra il busto di San Gennaro (+ 305). Sotto l’altare vi è il simulacro di Santa Filomena (+ 311), martire sotto Diocleziano. Sulla destra della chiesa troviamo l’altare di San Francesco Saverio (1506-1552), uno dei primi compagni di Sant’Ignazio chiamato “l’apostolo delle Indie”. Sopra l’altare vi abbiamo un’altra tela di Giuseppe Pascaletti raffigurante il santo. Ai lati dell’altare vi troviamo due tele del Grimaldi: sulla sinistra San Francesco Saverio nell’atto di ricevere il crocifisso recuperato da un granchio (14) e sulla destra la morte del santo. Le due statue in gesso poste in alto sull’altare rappresentano a sinistra San Stanislao Kostka col Bambino Gesù (1550-1568) e a destra San Luigi Gonzaga (1568-1591), ambedue santi gesuiti. Il alto al centro vi abbiamo Dio Padre. Sotto l’alare vi abbiamo la statua lignea settecentesca del Cristo Morto che ogni anno, il Venerdì Santo, viene portata in processione insieme a quella della Madonna Addolorata. Il grande lampadario ottocentesco in vetro di Murano fu regalato dal conte Pasquale Gabrielli in segno di riconoscenza ai Missionari Redentoristi.

PALAZZO SANT’ANNA

Palazzo Sant’Anna (15) fu edificato nel 1605 allo scopo di ospitare il Collegio dei Gesuiti. Infatti a Tropea, all’inizio del XVII sec., si sentiva il bisogno della presenza di quest’ordine religioso e dell’intervento di un sistema scolastico, per cui i Gesuiti erano famosi. Con l’espulsione della Compagnia del Gesù dagli ordini religiosi decretata nel 1768 e con la soppressione per volontà di Papa Clemente XIV, la loro presenza cessò anche a Tropea.

Circa trent’anni dopo, il Collegio e la Chiesa del Gesù furono affidati ai Padri Redentoristi di Sant’Alfonso Maria dei Liguori che, con alterne vicende, esercitano ancora in essa il loro ministero spirituale. L’antico collegio dei Gesuiti ora è diviso fra il Comune, che vi ha la sua sede, ed i Padri Redentoristi. È un edificio di grandi dimensioni, che mantiene parte dell’impianto originario anche nei locali interrati o seminterrati prospicienti il mare, sul costone roccioso, dove si conservano le strutture voltate sulle quali si elevavano i piani superiori. Dopo il terremoto del 1783 subì danni talmente ingenti che fu necessaria la demolizione di alcune strutture ai piani superiori (16).

Sede Municipale dal 1867 al 1985, ha subito nel 1928 interventi che hanno portato alla separazione della proprietà dei Padri Redentoristi dalla proprietà municipale. Infatti, con la soppressione governativa degli istituti religiosi del 1867 i Redentoristi furono costretti a lasciare l’edificio fino ad allontanarsi da Tropea nel 1888. Sarà solo nel 1927 per desiderio del vescovo di Tropea e del clero che ritorneranno per riprendere l’antico fervore pastorale. Negli anni si sono succeduti diversi interventi di ristrutturazione che non ne hanno comunque mutato l’impianto originario, avendo di fatto interessato soltanto le distribuzioni secondarie interne (17).

LA CAPPELLA DEI NOBILI

La Cappella dei Nobili, chiamata anche Cappella dei Bianchi di S. Nicola (18) è un edificio di piccole dimensioni ed ha pianta rettangolare. Situata in adiacenza della facciata laterale del Palazzo Sant’Anna, fu eretta in età barocca tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600. Si accede attraverso una piccola corte esterna chiusa da un cancello in ferro del 1833 (19).

Sul portone d'ingresso è presente uno stemma gentilizio con epigrafe che esalta il patrizio tropeano Paolo Braccio per aver curato il restauro della chiesa nel 1648. Non sono individuabili restauri conservativi di epoche successive. Risalgono forse alla metà del XVIII sec.  la costruzione della copertura, gli affreschi e gli arredi lignei. L’interno della Cappella dei Nobili è interamente decorato a pittura, tempera su muro, con motivi ornamentali vegetali, geometrici e figurativi, costituisce un significativo documento dell'arte barocca in Calabria e in particolare della pittura locale fiorente nelle botteghe (20).

Le robuste strutture murarie in pietrame insieme a paraste, lesene e bugnati sono in buone condizioni. Ha una copertura lignea su due orditure sovrapposte realizzate in due epoche differenti, per meglio reggere la pregevole volta di canne e gesso. Sono presenti sette tele (le originali si trovano nel Museo Diocesano di Tropea) che raffigurano episodi della vita della Madonna, alcune sono firmate dal pittore tropeano Jacopo Ruffa (21-22-23).

Dalla piccola sacrestia, attigua alla cappella, si raggiunge, attraverso una scala, la cantoria che conserva un pregevole organo seicentesco a ventuno canne, distribuite in tre campate con pregevoli intagli barocchi (24). Lo spazio e i volumi della cappella trovano i loro motivi dominanti nell'altare monumentale in legno e in due ampie finestre rivolte verso il mare.

Progetto realizzato dagli studenti della classe IV
del Liceo Classico "P.Galluppi" - Anno 2018/2019
Tutor: Dott. Dario Godano
Traduzioni: Prof.ssa Luigina Rovito,
Prof.ssa Francesca Ottavio, Prof.ssa Franca Medile